Psicoterapia psicoanalitica

La psicoanalisi nasce con Freud nel 1900, con la pubblicazione del saggio sull’interpretazione dei sogni e può essere considerata la terza grande rivoluzione per l’uomo, che non è più al centro del mondo, come creduto prima di Copernico, che non è più al centro della terra e delle specie, come si pensava prima di Darwin e che non è più nemmeno padrone di se stesso. Infatti, Freud apre uno scenario completamente diverso, rivelando la presenza di un mondo inconscio, non controllabile e con un forte potere nel determinare i nostri pensieri consci e le nostre azioni.

Nella prima topica Freud analizza tre livelli all’interno della psiche, differenziandoli in base alla loro accessibilità alla mente, ovvero conscio, preconscio ed inconscio. Nella seconda topica offre un modello strutturale più complesso, nel quale si distinguono le tre istanze psichiche: Es, SuperIo, ed Io, tutte e tre contenenti in quantità diversa aspetti consci ed inconsci.

L’Es rappresenta la parte pulsionale, inizialmente sovrapponibile alla spinta libidica, volta alla ricerca del piacere, e solo successivamente, con l’esperienza tragica della seconda guerra mondiale, affiancata da una parte distruttiva, ovvero la pulsione di morte.

Il SuperIo, interpretabile come una sorta di controllore interno, la cosiddetta “coscienza”, comprendente l’Ideale dell’Io, modello al quale ambire, ed i divieti che si instaurano grazie al superamento del complesso di Edipo, fonte di norme comportamentali alle quali aderire.

Ed infine l’Io, il mediatore, descritto come “schiavo di tre padroni”, l’istanza più assimilabile a quello che identifichiamo come “noi stessi”. L’Io deve gestire un equilibrio dinamico e talvolta precario, soddisfacendo le richieste dell’ambiente esterno, dell’Es e del SuperIo, avvalendosi di quelli che sono definiti i meccanismi di difesa.

Per Freud inizialmente il meccanismo di difesa principale è la rimozione, che con lo scopo di preservare il suddetto equilibrio, sposta nell’inconscio tutto ciò che risulta “scomodo” e potenzialmente destabilizzante. I sintomi compaiono, nell’ottica freudiana, quando questo meccanismo per vari motivi non funziona adeguatamente e si crea un disequilibrio tra le istanze psichiche, ovvero quando i nostri istinti non trovano un compromesso con le esigenze sociali e con la nostra morale interna.

Questa visione freudiana è stata poi notevolmente arricchita dagli autori successivi.

Sintetizzando al massimo quelli che penso siano i contributi post-freudiani più rilevanti, direi che le teorie delle relazioni oggettuali occupano il posto principe: la mente, secondo queste ultime, non è più vista come qualcosa di autonomo ed abbastanza indipendente dal mondo esterno, come per Freud, ma si passa da una visione intrapsichica ad una interpersonale. Quindi, non solo le pulsioni interne, ma anche le persone che ci circondano e le relazioni che caratterizzano la nostra infanzia sono fondamentali nel definire la personalità e quindi anche i disagi psichici di ognuno di noi.

Non si parla più esclusivamente di istinti primitivi e non accettabili che vanno rimossi, ma di modalità relazionali che vengono interiorizzate e che determineranno sia le nostre relazioni future che l’immagine che abbiamo di noi stessi. Alla teoria del conflitto interno tra forze opposte si accosta quella del deficit: le mancanze esterne durante i primi anni di vita causano dei vuoti interni che vanno nutriti e colmati.

Altro contributo a mio parere fondamentale è quello di Bion, il quale postula che le relazioni primitive e le vicende pulsionali, non solo creano la personalità ma permettono o meno lo sviluppo dell’apparato per pensare. La mente, vista come un apparato digestivo che trasforma gli stimoli interni ed esterni in pensieri, non è più innata ma nasce all’interno di una relazione viscerale con la madre, che a sua volta contiene e trasforma i vissuti non metabolizzati e quindi carichi di angoscia del bambino.

In quest’ottica i sintomi psicopatologici sono dovuti ad un accumulo di “elementi indigesti” e la psicoanalisi, definita “una sonda che espande lo spazio che esplora”, è un percorso di scoperta e bonifica di territori mentali vergini che incentiva lo sviluppo di una capacità di pensiero sempre più complesso.

Immagino che per molti, soprattutto a digiuno di questi temi, questa introduzione possa risultare confusiva e poco unitaria, ma credo che la ricchezza della psicoanalisi sia da ritrovare nella vastità e nella complessità delle sue teorie e tecniche, che personalmente non giudico antitetiche ed incompatibili, ma penso che vadano concepite come strumenti diversi ed equamente necessari nella valigia dell’artigiano.

Per concludere direi che la psicoanalisi non mira esclusivamente all’eliminazione del sintomo ma anche ad una più profonda e raffinata conoscenza di sé, ad una maggiore integrazione degli aspetti anche contraddittori della propria personalità, migliorando la capacità di esprimere se stessi e di agire in conseguenza ai propri pensieri, sfruttando appieno le potenzialità individuali.

Le cure della mente