Disturbi d’ansia

L’ansia, così come la paura, è un’emozione normale, che tutti provano, e che ha l’utilità fisiologica di segnalarci situazioni potenzialmente pericolose o spiacevoli. Essa può però diventare un problema psicologico quando perde la sua funzione di segnale di pericolo e diventa, invece, un qualcosa di apparentemente immotivato e generalizzato. In altre parole, l’ansia diviene un aspetto problematico della vita di una persona quando cessa di essere una delle tante emozioni del nostro spettro e si trasforma nella risposta emotiva prevalente della persona che ne soffre.

Da un punto di vista clinico, si differenziano sei forme principali di disturbi d’ansia:

  • Il disturbo di panico (1);

  • Le fobie specifiche (2);

  • La fobia sociale (3);

  • Il disturbo d’ansia generalizzato (4);

  • Il disturbo ossessivo-compulsivo (5);

  • Le problematiche legate allo stress (6).

Negli ultimi tempi si parla sempre più diffusamente degli attacchi di panico (1), specie perché si tratta di una patologia piuttosto diffusa nel mondo occidentale contemporaneo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che tale problematica si attesta tra l’1,5% e il 3,5% della popolazione mondiale e in maniera tendenzialmente maggiore nelle donne.

E’ dunque fondamentale cercare di comprendere in cosa realmente consistano tali attacchi. Il panico comprende quali sintomi principali tachicardia, senso di soffocamento, sensazioni di debolezza fisica o svenimento, tremori, fenomeni quali vampate o brividi di freddo, sensazione di irrealtà (de realizzazione) o di distacco da se stessi (depersonalizzazione).

Il panico rappresenta la forma più acuta di ansia, ciò significa che l’attacco si manifesta attraverso un intenso innalzamento dei sintomi sopra elencati che ha una durata massima di dieci minuti circa per poi gradualmente scomparire. In molti casi, l’intensità dei sintomi e la relativa sofferenza sono tali che la persona coinvolta pensa di essere sul punto di morire o di impazzire. La durata del disturbo è piuttosto variabile: nonostante tenda a diventare un disturbo cronico – specialmente nei casi non trattati – in altri casi gli attacchi di panico possono manifestarsi solo in alcuni periodi di particolare difficoltà.
Una tipologia molto diversa di disturbo ansioso è costituita dalle cosiddette fobie specifiche (2), che è possibile definire come paure irrazionali e acute conseguenti all’esposizione a un particolare stimolo o situazione (detta stimolo o situazione fobica). In molti casi, la persona sofferente è talmente spaventata dallo stimolo da mettere in atto dei comportamenti di evitamento delle situazioni temute, con la conseguenza di dover in alcuni casi limitare la propria vita.

Esistono molteplici contenuti specifici delle fobie, che di fatto sono molto soggettive: le più comuni riguardano gli animali, i mezzi di trasporto, gli spazi aperti o affollati (agorafobia), le altezze piuttosto che gli spazi sotterranei, luoghi potenzialmente sporchi, l’idea di poter essere contagiati da una malattia.

All’interno dello spettro fobico si distingue poi una categoria a se stante costituita dalla fobia sociale (3) – detta anche disturbo da ansia sociale – che si caratterizza, come nel caso delle restanti fobie, per un’attivazione ansiosa acuta determinata però, in questo caso, da contesti di interazione sociale di qualunque tipo.

La persona che ne soffre si angoscia molto nel contesti di scambio sociale, teme di essere giudicata negativamente e di risultare in qualche modo goffa, incapace, inadeguata. I sentimenti più comuni che si accompagnano a tale disturbo sono, dunque, ansia, paura, imbarazzo, senso di umiliazione e vergogna. In molti casi, tali timori sono talmente disturbanti che il soggetto tenta di ridurre al minimo le occasioni di contatto sociale, con un conseguente impoverimento della sua qualità di vita. Il senso di vergogna e incapacità che la persona nutre, inoltre, rischiano di rendere più difficile la formulazione di una richiesta di aiuto, in quanto anch’essa può diventare fonte di un penoso imbarazzo.

Il disturbo d’ansia generalizzato (4) si distingue dai precedenti in quanto, come indicato anche dal nome, risulta essere uno stato ansioso aspecifico che accompagna il soggetto nella maggior parte dei contesti e delle situazioni di vita. Tale stato risulta essere eccessivo, apparentemente immotivato e più o meno costante.

Queste caratteristiche portano, a livello sintomatico, ad essere perennemente irrequieti, affaticati, irritabili, tesi anche a livello muscolare: la persona si sente stanca, ha difficoltà nel sonno e può presentare alcune difficoltà nella sfera del rendimento cognitivo, quali fatica a concentrarsi, vuoti di memoria, riduzione del rendimento sociale e lavorativo. I caratteri di aspecificità e generalità di questo tipo di ansia possono portare la persona a considerare tali sintomi come un “modo di essere”, facenti parte in modo intrinseco della propria personalità, piuttosto che un disturbo quale esso è.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (5) risulta essere uno dei disturbi d’ansia più diffusi, tanto che alcuni suoi aspetti sintomatologici sono anche diventati in qualche modo parte della cultura comune (ad esempio nei film). Come suggerisce il nome del disturbo, esso prevede la manifestazione di pensieri ossessivi e, conseguentemente, di comportamenti compulsivi, ma spesso esistono varianti cliniche in cui si manifestano solo ossessioni o solo compulsioni. Le ossessioni possono essere definite come pensieri, immagini mentali o impulsi che la persona vive come intrusivi, sgradevoli, poco controllabili e privi di una chiara motivazione.

I contenuti di tali ossessioni possono essere molto variabili, ma tra le categorie più frequenti si trovano pensieri auto o etero aggressivi (ad esempio “adesso mi sporgo dal balcone e mi butto giù” oppure “ora faccio del male a questa persona”), pensieri di controllo (in questo caso il pensiero si concentra ossessivamente sull’aver fatto o non aver fatto qualcosa, temendo conseguenze gravi), e pensieri di contaminazione.

Le compulsioni possono essere viste come la contro-partita dei pensieri ossessivi, vale a dire come dei comportamenti, spesso bizzarri o comunque non del tutto spiegabili a livello logico, che la persona si sente obbligata a mettere in atto al fine di placare l’ansia generata dai pensieri ossessivi. Le compulsioni possono essere pensate come una sorta di rituale che la persona compie per neutralizzare il pensiero ossessivo spiacevole sottostante.

Alcuni esempi potrebbero chiarire la dinamica del disturbo: una persona che presenta tendenze ossessivo-compulsive più o meno marcate potrebbe cominciare a pensare in modo insistente di non aver chiuso bene il gas in casa prima di uscire; tale pensiero (pensiero ossessivo di controllo) invade la mente senza lasciare spazio ad altro, motivo per cui il soggetto, per potersi sentire tranquillo, controllerà in modo particolare (magari con uno specifico conteggio numerico, o una sorta di formula particolare) di aver chiuso il gas. Il tipo di dinamica appena descritta può essere così preponderante nella vita del soggetto da occupare parte consistente del suo tempo e spazio mentale, finendo così con il coinvolgere in tali rituali anche le persone a lui vicine e abbassando la sua qualità della vita.

Le problematiche legate allo stress (6) comprendono più situazioni cliniche – il disturbo acuto da stress, il disturbo post-traumatico da stress, lo stress lavoro-correlato – in cui è possibile trovare, come filo conduttore, la presenza di una intensa e persistente risposta ansiosa ad un evento o un contesto che risultano particolarmente stressanti per la persona.

Lo stress è un costrutto psicologico complesso che comprende, a livello sintomatologico, alcuni sintomi generali: irrequietezza, affaticabilità, anedonia, compromissione di grado variabile della sfera cognitiva con difficoltà nella concentrazione, nel lavoro, nella memoria e nell’attenzione, incapacità di prendere distanze mentali dalle situazioni fonti di stress, impoverimento della qualità di vita della persona. Come emerge chiaramente, si tratta di un costrutto piuttosto ampio, che quindi si può declinare in modi diversi a seconda del contesto clinico.

Merita una menzione specifica il disturbo post-traumatico da stress in quanto costituisce una delle situazioni cliniche più diffuse e più debilitanti all’interno di questo spettro. La persona che sviluppa tale disturbo, a fronte di un evento di grave entità (ad esempio un incidente, un lutto improvviso, una situazione di violenza subita) viene disturbata da pensieri relativi all’evento talmente vividi da avere la sensazione di “rivivere” l’evento traumatico.

Tali pensieri emergono in modo improvviso, inaspettato e intenso: si potrebbe paragonare il vissuto traumatico ad una sorta di “isola” nella mente del soggetto che riemerge in alcuni momenti e riportano la persona nella sua totalità al contesto vissuto come traumatico, ostacolandola così nel suo funzionamento quotidiano.

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